La torta

La torta è un sapere cangiante, antico e senza tempo. Infinite mutazioni e ricette. Gusti, sapori, sensi coinvolti. Scegliere una torta è un gioco, un movimento di archetipi e forme viventi che risuonano nella nostra storia. Processo alchemico, mai certo, di trasformazione della materia. Potenzialità che può diventare atto in ogni momento, e poi scomparire.
Combinazione di ingredienti e forma a priori. Creatività spontanea o necessità matematica. Rifugio, pausa, casa. Momento di rilassamento e concentrazione. Azione ed esperienza. Contemplazione ed immaginazione. Ritiro dal mondo e immersione nel flusso delle cose. Introspezione e apertura. Appartenenze, memoria e tutto quello che non si sa ancora…
Una torta può accompagnare ogni evento o situazione della nostra vita. Possiamo cercare il sapore e l’effetto adatto ad accompagnare quanto accade. È un gioco, ma può essere molto interessante.

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Slow food va in Cina, e ci andiamo anche noi.
Anche perché il congresso internazionale di Slow food non si è svolto in una generica Cina, ma in un luogo ben preciso: a Chengdu, in Sichuan, vero paradiso gastronomico (oltre che regione dei parchi in cui vive il panda gigante).
Cucina speziata, raffinata e varia, caratterizzata da sapori forti ma ben bilanciati.
Zenzero e pepe autoctoni si sposano, benissimo, con il peperoncino, completando carni, verdure, tofu. Una delizia.
Per una volta, saremmo stati tentati di pubblicare una ricetta “salata”, in omaggio a questa cucina lontana.
Ma abbiamo resistito.
Vi presentiamo, invece, un gelato al pepe verde del Sichuan.

VII Congresso internazionale di Slow food (slowfood.it)

Slow Food: da Parigi a Chengdu guardando al futuro (slowfood.it)

Carlo Petrini: “Insegniamo ai cinesi a mangiare meglio per salvare il pianeta” (repubblica.it)

Gelato al pepe verde del Sichuan
Ingredienti:
5 dl di latte
5 dl di panna fresca
4 tuorli
250 g di zucchero
un cucchiaio di pepe verde conservato al naturale
1 cucchiaio di vino liquoroso cinese (o di cognac)
1 bustina di vanillina
Procedimento
Montare i tuorli con lo zucchero finché non diventeranno spumosi. Scaldare latte e panna fino a portarli ad ebollizione, poi versarli, molto gradualmente, sui tuorli montati, sempre continuando a mescolare. Aggiungere la vanillina e il liquore. Cuocere la crema a bagnomaria, finché risulterà abbastanza densa. Farla raffreddare e poi frullarla, brevemente, con il pepe verde.
Versare nella gelatiera e preparare il gelato.
Procedimento senza la gelatiera: trasferire il composto in un contenitore lungo e stretto munito di coperchio e riporlo nella parte più fredda del freezer per circa un’ora e mezza. Trascorso questo tempo la miscela sarà ghiacciata in superficie, alla base e sui bordi, ma morbida al centro. Mescolarla molto velocemente con uno sbattitore elettrico per uniformarne la densità e poi riporla nuovamente nella vaschetta e in freezer. Ripetere il procedimento per altre due volte a intervalli di un’ora e mezza. Dopo la terza volta, trasferire il gelato nella vaschetta e rimetterlo in freezer per 30-60 minuti. Prima di servirlo, spostarlo in frigorifero per 20 minuti.
Il gelato può essere servito solo oppure insieme a frutti di bosco o a crostate alla frutta.

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Riprendiamo il filo dall’ultimo post.
Il club degli chefs degli chefs, le cucine dei potenti del mondo ci fanno ricordare un film, tratto da una storia vera, La cuoca del presidente (il presidente in oggetto è Mitterand). La storia di una donna non sofisticata, con un grande amore per il cibo, inteso come vero nutrimento. Nel film, la lotta non si gioca nelle cancellerie, nei palazzi presidenziali, sugli scenari internazionali. Si gioca nelle cucine. E la protagonista risulterà (forse) perdente.
Vi proponiamo una delle sue ricette, la torta Saint Honoré con crema della nonna.

“Siamo noi a prendere per la gola i potenti della Terra” (lastampa.it)

La cuoca del Presidente (mymovies.it)

Storia di Danièle, signora ribelle che diventò “La cuoca del presidente” (repubblica.it)

Torta Saint Honoré con crema della nonna
Ingredienti:
Per i bignè
100 g di burro
1/4 di litro d’acqua
1 cucchiaino di zucchero
125 g di farina 00
4 uova
Un pizzico di sale
Per la crema della nonna
1 l di latte
300 g di zucchero
7 uova medio/grandi
120 g di farina
2 bustine di vanillina
Per la pasta sfoglia 
1 rotolo di pasta sfoglia
Per il caramello
150 g di zucchero
1 cucchiaio di acqua
Procedimento
Preparare i bignè
Fare sciogliere il burro a bagnomaria e, quando tiepido, unire delicatamente alla farina. Fare bollire l’acqua con lo zucchero ed il sale e aggiungere al composto, in un pentolino. Mettere il pentolino sul fuoco (basso) e mescolare in modo continuo, fino a quando si sarà formato un composto liscio, omogeneo e che si stacca facilmente dai bordi della pentola. Togliere dal fuoco, fare raffreddare e aggiungere, una alla volta, le uova, sempre mescolando bene. Mettere l’impasto in una tasca da pasticciere con bocchetta a foro liscio e formare dei bignè, direttamente su una placca da forno precedentemente imburrata ed infarinata. Non dovranno essere più grandi di un nocciolo di albicocca. Infornare a 200°C per circa 15 minuti, o fino a quando saranno diventati dorati. Fare raffreddare prima di farcirli.
Preparare la crema della nonna
Fare bollire il latte con la vanillina. Mescolare i tuorli con lo zucchero, fino a che diventeranno spumosi, e poi incorporare, gradualmente, la farina.
Aggiungere un po’ di latte caldo, amalgamare bene ed infine trasferire il composto sul fuoco, facendo bollire a fiamma bassa per almeno 5 minuti, mescolando continuamente. Versare la crema sui bianchi d’uovo montati a neve ben ferma, incorporandoli con delicatezza, in modo che la crema calda cuocia gli albumi.
Fare raffreddare, dopo avere ricoperto la crema con la pellicola trasparente, in modo che non si formi la pellicina.
Preparare la base di sfoglia ed il caramello
Formare un disco di pasta sfoglia, di circa 25 cm di diametro, e bucherellarlo con una forchetta. Cuocere in forno statico già caldo a 200°C, fino a che diventerà dorato. Toglierlo dal forno e tenerlo da parte. In un pentolino preparare il caramello, facendo sciogliere lo zucchero nell’acqua. Quando lo zucchero avrà assunto un colore dorato, togliere il pentolino dal fuoco e immergerlo in una ciotola contenente dell’acqua calda, in modo che il caramello non indurisca.
Preparare la Saint Honoré
Appoggiare il disco di pasta sfoglia sul piatto da portata e spennellarlo con un po’ di zucchero caramellato. Incidere il fondo di ogni bignè e farcirli con la crema pasticcera. Immergere la parte superiore di ogni bignè nel caramello e disporre i bignè a corona, appoggiandoli al bordo del disco di pasta sfoglia.
Riempire il centro vuoto della torta con la crema della nonna, usando la tasca da pasticciere a bocchetta rigata.
Conservare la torta in frigorifero per almeno due ore, fino al momento di servirla.

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Ci sono appena state le elezioni in Germania, lo sappiamo tutti.
Qua non vogliamo analizzare se Angela Merkel abbia vinto o perso. Né parliamo di tendenze sociali e politiche, di analisi dell’elettorato o di quali siano le conseguenze in Europa di queste elezioni. Neanche parliamo della storia che cambia, delle tendenze dell’intero continente, di partiti xenofobi o di estrema destra.
Qua ci chiediamo solo quali siano i dolci preferiti da Frau Merkel. E poi, in omaggio ai (pare) da lei molto amati formaggi, vi proponiamo una Käsekuchen tedesca.
Una curiosità: sapevate che esiste un club degli chefs degli chefs? Sono i cuochi che lavorano per i capi politici più importanti (o più golosi) del mondo. Chissà quanto influenzano la politica mondiale!

Ma cosa mangia la Merkel? (tvsvizzera.it)

„Merkel mag als Dessert gerne Käse“ (faz.net)

Le Club des Chefs des Chefs

Käsekuchen
Ingredienti:
Per la base
180 g di farina 00
80 g di burro
60 g di zucchero
1 uovo
1 limone (la scorza grattugiata)
Per la crema al formaggio:
800 g di formaggio Quark (o Philadelphia)
180 gr di zucchero
3 uova
1 bustina di preparato per budino alla vaniglia
Succo di mezzo limone
Procedimento
Mettere in un mixer la farina, lo zucchero, l’uovo, il burro a pezzi e la scorza grattugiata del limone e frullare tutto, fino a che il composto sarà ben amalgamato.
Riporre l’impasto, in forma di sfera o panetto, in una terrina, coprire con un telo, e farlo riposare in frigorifero per circa mezz’ora.
Per preparare la crema, montare a neve ben ferma gli albumi e tenerli da parte.
Mescolare lo zucchero, i tuorli, il formaggio, il preparato per budino e il succo di limone e lavorare fino ad ottenere una crema. Incorporare gli albumi montati a neve, mescolando delicatamente dal basso verso l’alto.
Stendere la pasta frolla in una tortiera di 24 cm di diametro, imburrata e infarinata, coprendo i bordi per circa due centimetri di altezza.
Versare la crema sulla base e cuocere in forno statico preriscaldato a 170°C per circa un’ora.
Sfornare la torta e lasciarla intiepidire, poi riporla in frigorifero e farla rassodare per almeno 4-5 ore.

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Una torta (francese) senza farina, per una Parigi senza auto…
…perché la notizia è questa: la città di Parigi procede, velocemente, verso un futuro senza auto private.

Un futuro senz’auto? (internazionale.it)

Parigi è verde: entro il 2020 solo auto elettriche, bici e giardini pensili (linkiesta.it)

Torta francese (o parigina)
Ingredienti:
200 g di cioccolato fondente
200 g di burro
5 uova (a temperatura ambiente)
150 g di zucchero di canna
Succo di limone (qualche goccia)
100 g di mandorle tritate
Zucchero a velo q.b.
Procedimento
Tagliare a pezzetti il cioccolato e il burro e farli sciogliere a bagnomaria, mescolando delicatamente. Togliere dal fuoco e mettere da parte.
Montare i tuorli con lo zucchero, fino ad ottenere un composto gonfio e spumoso. Aggiungere poi il cioccolato e il burro, ormai tiepidi, e le mandorle tritate. Montare gli albumi a neve ben ferma, aggiungendo poche gocce di limone, e inserirli nel composto, mescolando delicatamente dal basso in alto. Mettere l’impasto in una teglia imburrata e infarinata.
Cuocere in forno già caldo a 180°C per 40-45 minuti circa (fare la prova stecchino). Lasciare riposare la torta per 10-20 minuti, prima di metterla sul piatto da portata.
Spolverizzare con zucchero a velo e servire.

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Tempi duri per l’esportazione di gorgonzola in Cina.
Ci consoliamo con un dolce a base di questo splendido formaggio.

La Cina blocca le importazioni di gorgonzola, a rischio anche il taleggio (lastampa.it)

Torta al gorgonzola con miele di zagare
Ingredienti:
90 g di gorgonzola dolce
110 g di formaggio spalmabile (tipo Philadelphia)
120 g di panna fresca
130 g di zucchero
5 uova
40 g di maizena
40 g di burro
70 g di zucchero
miele di zagare q.b.
Procedimento
Passare al setaccio il gorgonzola (per evitare o ridurre i grumi). Aggiungere il formaggio spalmabile, 60 g di zucchero, la maizena, il burro, la panna e i tuorli. Mescolare ed amalgamare molto bene, fino a quando il  composto sarà cremoso.
Montare a neve ben ferma gli albumi, aggiungendo, a metà dell’operazione, 70 g di zucchero, poi amalgamare con delicatezza il composto a quello con il formaggio.
Versare il tutto in una tortiera di 24 cm di diametro, foderata con della carta forno, e cuocere a 180° C per circa 20 minuti. Abbassare poi la temperatura del forno a 160° e cuocere ancora per circa 20 minuti.
Fare raffreddare e servire con un velo di miele.

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Un libro sconosciuto è entrato nella classifica dei libri più venduti negli Stati Uniti.
Come?
Lo leggerete nell’articolo. Ma vi anticipiamo che è bastato conoscere i meccanismi dietro le quinte. Sapere che, per stilare la classifica, vengono considerate solo le vendite di alcune librerie. E così, proprio in quelle librerie, sono state ordinati grossi quantitativi del libro…
Semplice, no!
È solo una truffa o è anche lo svelamento di un meccanismo, di una costruzione cultural-sociale, con tutti i suoi limiti e punti deboli?
Facciamo un salto, grosso, ma non azzardato, arrivando fino ai riti di iniziazione. Ai riti di passaggio per diventare adulti, nelle società definite come “tradizionali”.
Da molto tempo, ormai, in antropologia culturale non si considerano più i riti di iniziazione come un  momento per tramandare le tradizioni, per trasmettere i saperi della vita adulta dai vecchi ai giovani. Al contrario, queste fasi di transizione sono una sorta di limbo. Un momento in cui le strutture sociali, l’organizzazione della quotidianità, le convinzioni e le credenze vengono viste dal di fuori, a distanza.
Nelle fasi di transizione, definite come riti di iniziazione, le nuove generazioni vedono che quanto viene loro proposto è solo uno dei tanti modi per costruire un essere umano e una società.
Si tratta di una fase di relativizzazione delle certezze, nella quale vengono svelati i meccanismi dietro le quinte. E si intuisce che tutta la stabile organizzazione sociale è solo una sorta di finzione, concordata e condivisa.
Ed è proprio così che ci sentiamo leggendo la truffa raccontata dal New York Times…
Cosa le abbiniamo? Un dolce tradizionale sloveno. Il primo dolce, così si dice, che le ragazze “in età da marito” imparavano a cucinare: un vero e proprio rito di iniziazione!
Chissà qual era la sua vera funzione? Cosa svelava?…
Buon appetito!

La truffa che ha fatto entrare un libro sconosciuto nella classifica del New York Times (ilpost.it)

Putizza (o Potica)
Ingredienti:
Per la pasta
1 kg di farina
30 g di lievito di birra fresco
3 tuorli d’uovo
300 ml di latte intero tiepido
120 g di burro
2 cucchiai di zucchero
1 cucchiaino di sale
Per il ripieno
700 g di noci
200 g di miele
50 g di zucchero
150/200 ml di latte caldo
1 uovo
Cannella q.b.
Grappa q.b.
Per decorare 
1 uovo
Zucchero a velo q.b.
Procedimento
Mettere a bagno il lievito spezzettato nel latte tiepido, con due cucchiai di farina. Lasciare riposare in un luogo tiepido per almeno mezz’ora, finché non sarà visibile la fermentazione (inizierà a fare bolle). Aggiungere tutti gli altri ingredienti, lavorando l’impasto in una impastatrice o a mano, finché non sarà liscio ed elastico. Lasciarlo lievitare, coperto da un canovaccio, in un luogo tiepido e umido, per almeno 45 minuti o fino a quando appariranno delle bolle, e la pasta si separerà facilmente dalla ciotola.
Nel frattempo, preparare il ripieno. Macinare le noci e mescolarle al latte caldo. Riscaldare il miele fino a quando non diventerà liquido e mescolarlo alle noci e al latte, aggiungendo anche zucchero e cannella. Aggiungere l’uovo e un goccio di grappa, mescolando con energia e accuratamente.
Stendere la pasta ad un’altezza di circa ½ cm di spessore, quindi cospargerla con il ripieno. Arrotolare l’impasto ben stretto e metterlo in uno stampo imburrato. Lasciare la Putizza a lievitare nuovamente per almeno un’ora. Prima della cottura, spennellare con dell’uovo sbattuto e poi infornare a 180° C per circa un’ora.
Sfornare e lasciare riposare nello stampo per almeno mezz’ora prima di sformare il dolce e di spolverarlo di zucchero a velo.

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La notizia è semplice: chiude un giornale.
È un giornale lontano, in un paese lontano.
Ma ci interessa.
Perché si tratta di libertà di espressione, di libertà delle idee.
Perché le parole sono importanti (come dice Nanni Moretti in Palombella Rossa).
Siamo in Cambogia, quindi, vi proponiamo un dolce cambogiano.

The Cambodia Daily to close after 24 years (cambodiadaily.com)

Cambodia Daily shuts with ‘dictatorship’ parting shot at prime minister Hun Sen theguardian.com

Pudding di riso e banana
Ingredienti:
1 tazza e ½ di riso integrale cotto
1 tazza di latte
1 banana media tagliata a fette
Un frutto (a scelta) tagliato a fette
¼ di tazza di acqua
2 cucchiai di miele
1 cucchiaino di cannella
½ cucchiaino di noce moscata
Procedimento
In un pentolino di medie dimensioni, mettere la banana e l’altro frutto, e poi l’acqua, il miele, la vaniglia, la cannella e la noce moscata. Portare a bollore, ridurre il calore e fare cuocere a fuoco basso per 10 minuti, o fino a quando il composto non risulti abbastanza tenero (ma non troppo). Aggiungere riso e latte e mescolare accuratamente. Portare a ebollizione e fare bollire altri 10 minuti. Servire caldo.

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Gli incroci ci piacciono, già si sa, come ci piacciono i giochi fra diverse appartenenze e provenienze. Quindi, questi dati, pubblicati sul Messaggero e riferiti alla presenza di studenti stranieri in Italia e di studenti italiani all’estero, ci stuzzicano. Pare che, dopo la quasi scontata Gran Bretagna, il secondo paese per presenza di studenti italiani sia l’inaspettata (almeno per noi) Austria.
Dall’altra parte, nella direzione opposta, gli studenti stranieri più numerosi in Italia sarebbero gli albanesi. Proviamo allora a collegare questi due paesi, Albania e Austria. Con le torte, naturalmente. E scopriamo che l’austriaco e molto mitteleuropeo Strudel deriva dalla Baklava, dolce diffuso in Turchia, Grecia, Albania ecc., ecc. Un dolce che ha, forse, origine nell’antica Mesopotamia e che ha visto l’Ungheria come anello di congiunzione fra impero ottomano, da una parte, e impero austriaco, dall’altra.
In questo passaggio attraverso l’Ungheria, la Baklava si è trasformata in Strudel.
Vi proponiamo entrambe le ricette.

Università, fuga all’estero: Londra la più gettonata (ilmessaggero.it)

Baklava
Ingredienti:
500 g di pasta fillo
200 g di noci
200 g di pistacchi
150 g di mandorle
Pistacchi tritati q.b.
150 g di burro
200 g di zucchero
2 cucchiai di succo di limone
3 cucchiai di miele
300 ml di acqua
Procedimento
Sciogliere il burro in un pentolino e lasciarlo raffreddare. Tritare i pistacchi, le noci e le mandorle insieme a due cucchiai di zucchero. Imburrare una teglia rettangolare, poi stendere un primo foglio di pasta fillo, spennellarlo con il burro fuso e mettetene sopra un secondo e un terzo sempre imburrando. Dopo il terzo strato spargere generosamente noci, mandorle e pistacchi tritati e ricominciare il procedimento. Ogni tre fogli di pasta imburrata, inserire, cioè, uno strato di noci, mandorle e pistacchi, fino a terminare con la pasta fillo. Infornare a 180° C per circa 25/30 minuti.
Preparare lo sciroppo, portando a bollore (a fuoco medio e mescolando costantemente) lo zucchero rimanente, l’acqua, il succo di limone e il miele. Una volta cotta, cospargere la baklava di sciroppo, lasciare raffreddare e servirla tagliata a rombi e ricoperta di pistacchi tritati.
N.B.: la pasta fillo si può anche preparare in casa, con farina, acqua olio e sale.

Strudel di mele
Ingredienti:
Per la pasta:
250 g di farina 00
140 ml di acqua tiepida
2 cucchiai di olio extravergine di oliva
100 g di burro morbido
1 pizzico di sale
Per il ripieno:
1 kg di mele,
70 g di mandorle tritate grossolanamente
80 g di uvetta sultanina,
140 g di pangrattato
1 cucchiaino di cannella in polvere
70 g di burro
60 g di zucchero di canna
4 cucchiai di succo di limone
La scorza di un limone non trattato
Procedimento
Mettere la farina, il pizzico di sale, l’olio e  il burro su un piano infarinato. Aggiungere l’acqua a poco a poco e impastare. Quando il composto sarà liscio e omogeneo, formare una palla, ungerla lievemente di olio, metterla su un piatto (che verrà coperto) e lasciarla riposare in un luogo fresco per un’ora. Ammollare l’uvetta sultanina per 20 minuti in acqua fredda, tagliare le mele a fettine, metterle in un recipiente e unire l’uvetta strizzata, la mandorle, il succo e la scorza di limone, lo zucchero, poco rum e la cannella. Lascare riposare per quindici minuti e poi togliere parte del succo che si è formato. Mettere il pangrattato in una padella con una noce di burro e farlo saltare per pochi minuti. Mettere la pasta su un canovaccio infarinato e stenderla con il matterello in una sfoglia molto sottile, cospargerla con il pane grattugiato. Aggiungere il ripieno, completando con noci di burro. Arrotolare lo strudel, facendo attenzione a non rompere la sfoglia, e sigillare bene tutti i lati con un pennellino intriso di acqua, in modo che il ripieno non fuoriesca. Porre lo strudel sopra una teglia ricoperta di carta forno e cuocere a 180° C per 30/40 minuti.

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Pare che nel cinema sia di moda fare interpretare da uomini e donne “bianche” personaggi che dovrebbero avere caratteristiche diverse, ad esempio tratti somatici più comuni fra gli asiatici.
Quindi fa notizia quando un attore, come nel caso della notizia che vi proponiamo, rifiuta una parte perché rifiuta questa operazione, definita “whitewashing”.
L’espressione “whitewashing” non ha niente a che vedere con lo “sciacquare i panni in Arno”, di manzoniana memoria. Quello che viene lavato via è, qui, la diversità, la varietà possibile. Varietà di lingue, approcci, consuetudini e – perché no? – anche di tratti somatici.
Rispondiamo alla notizia con una torta meticcia, in cui provenienze e tradizioni diverse non si annullano, ma si arricchiscono reciprocamente.
Vi proponiamo una ciambella “occidentale” farcita e decorata con una marmellata, molto “orientale”, la marmellata di fagioli azuki.

Actor Ed Skrein quits Hellboy after whitewashing criticism (bbc.com)

Ciambella rustica con marron glacé e farcitura di fagioli azuki
Ingredienti:
Per la marmellata di fagioli azuki:
200 g di fagioli azuki biologici
Acqua (per mettere i fagioli azuki in ammollo e per la cottura)
150 g di zucchero
Per la ciambella:
180 g di farina 00
120 g di farina di grano saraceno
3 uova
150 g di zucchero di canna
100 ml di olio di mais
Acqua q.b. (almeno 100 ml)
1 bustina di lievito
6/7 marron glacé già in pezzi
Per la bagna:
100 ml di acqua
3 cucchiai di marmellata di fagioli azuki
Procedimento
Preparare la marmellata. Mettere a bagno i fagioli azuki per tutta la notte. Sciacquarli e metterli in una pentola grande, con dell’acqua che li copra. Portare ad ebollizione e fare bollire per un minuto i fagioli, prima di scolarli. Risciacquarli brevemente sotto acqua corrente fredda e scolarli. Mettere di nuovo i fagioli in una pentola, con acqua fredda. Portare a ebollizione, poi continuare la cottura a fuoco lento. Aggiungere acqua, se necessario. Cuocere fino a quando i fagioli saranno cotti e morbidi. Scolarli, conservando una parte del liquido. Mettere di nuovo i fagioli in una pentola e cuocere a fuoco medio basso. Aggiungere lo zucchero, mescolando con un cucchiaio di legno. Se l’impasto è troppo asciutto e difficile da mescolare, aggiungere una parte del liquido conservato. Continuare a mescolare fino a quando lo zucchero sarà completamente sciolto e assorbito. A questo punto, è possibile schiacciare il composto con una spatola o forchetta, per ottenere una pasta di fagioli grossolana, oppure utilizzare un robot da cucina, per ottenere una pasta liscia. Lasciare raffreddare e conservare in un contenitore ermetico.
Preparare lo sciroppo. In un pentolino, riscaldare l’acqua, aggiungere i 3 cucchiai di marmellata e mescolare. Lasciare raffreddare.
Sbattere le uova con lo zucchero fino a che il composto diventerà gonfio e spumoso. Unire poco alla volta, e in modo alternato, solidi (farine e lievito) e liquidi (olio e acqua) e mescolare fino ad ottenere un composto liscio e omogeneo. Aggiungere i pezzetti di marron glacé e versare l’impasto in una tortiera imburrata ed infarinata. Cuocere in forno statico preriscaldato a 180° C per circa 35 minuti.
Lasciare raffreddare e tagliare in due il ciambellone. Bagnare la base con lo sciroppo di marmellata e farcire e decorare con la marmellata di fagioli azuki.

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Rifugi antiatomici, o rifugi che proteggono da disastri più o meno naturali. Moda, paura, bisogno di protezione?
Questi articoli ci parlano di una tendenza che, negli anni, permane e si amplia. Super ricchi costruiscono super rifugi.
Dobbiamo, quindi, pensare a un abbinamento con una “torta rifugio”. Con una torta che può durare, che si auto mantiene.
Una torta fatta con il lievito madre, ad esempio. Che continua a riprodursi e a fecondare.
Ma, allora, non siamo più di fronte a una torta per solitari rifugiati. Non parliamo di un dolce per persone isolate dal mondo.
Abbiamo una torta che scardina barriere e apre relazioni.
La torta del contatto.

Doomsday Prep for the Super-Rich (newyoorker.com)

The super rich are preparing for the end of the world (cnbc.com)

Where will you go when pandemonium strikes? Super-rich are buying up underground bunkers and installing panic rooms in luxury apartments to protect against revolutions or natural disasters (dailymail.co.uk)

Super-rich building luxury doomsday bunkers (cnn.com)

Lievito madre
Ingredienti:
200 g di farina (di buona qualità)
100 ml di acqua
Procedimento
Impastare la farina con l’acqua fino ad ottenere una consistenza non appiccicosa. Formare una palla e lasciarla riposare a temperatura ambiente, in un contenitore possibilmente di vetro, coperto con un telo umido, per circa 48 ore o finché non si vedrà che la pasta è lievitata. Il tempo di lievitazione dipende dal tipo di farina utilizzata, dalla temperatura dell’ambiente e dal grado di umidità.
Trascorso il tempo di lievitazione, procedere con una serie di rinfreschi.
Fare un rinfresco al giorno per 10 giorni (o, comunque, fino a quando non si sentirà più l’odore acido), aggiungendo al lievito già fatto farina della stessa qualità utilizzata per il primo impasto e in quantità pari al peso del lievito (per es. se il lievito già fatto pesa 300 g, aggiungere 300 g di farina) e acqua in quantità pari a circa il 50% del peso del lievito (per es. su 300 g di farina aggiungere 150 ml di acqua).
A questo punto il lievito è pronto per l’uso.
Una volta pronto il composto, lo si può dividere in più parti, conservarne una per preparare la torta e regalare le altre parti a qualcuno. Ogni persona che riceve la sua parte di impasto può ripetere l’operazione precedente e preparare la sua torta partendo da una parte di composto, regalando poi ad altri le parti restanti.
Per mantenere in vita il lievito, procedere con il rinfresco almeno una volta alla settimana (usando sempre lo stesso metodo descritto sopra).

Torta del contatto
Ingredienti:
1 vasetto di yogurt bianco
2 uova
170 g di zucchero
100 g di olio evo
200 g di cioccolato fondente tritato
200 g di noci tritate
2 mele
350 g di farina 00
70 g di lievito madre
2 bustine vanillina
Procedimento
Mescolare uova e zucchero, poi yogurt, farina, olio e vanillina.
Aggiungere all’impasto due mele tagliate a pezzetti piccoli, le noci tritate, il cioccolato tritato e i 70 g di lievito madre. Mescolare bene. Versare in una teglia rettangolare (24 x 28 cm) imburrata e infarinata.
Cuocere in forno già caldo a 180° C per 45 min.

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