La torta

La torta è un sapere cangiante, antico e senza tempo. Infinite mutazioni e ricette. Gusti, sapori, sensi coinvolti. Scegliere una torta è un gioco, un movimento di archetipi e forme viventi che risuonano nella nostra storia. Processo alchemico, mai certo, di trasformazione della materia. Potenzialità che può diventare atto in ogni momento, e poi scomparire.
Combinazione di ingredienti e forma a priori. Creatività spontanea o necessità matematica. Rifugio, pausa, casa. Momento di rilassamento e concentrazione. Azione ed esperienza. Contemplazione ed immaginazione. Ritiro dal mondo e immersione nel flusso delle cose. Introspezione e apertura. Appartenenze, memoria e tutto quello che non si sa ancora…
Una torta può accompagnare ogni evento o situazione della nostra vita. Possiamo cercare il sapore e l’effetto adatto ad accompagnare quanto accade. È un gioco, ma può essere molto interessante.

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Tempi duri per l’esportazione di gorgonzola in Cina.
Ci consoliamo con un dolce a base di questo splendido formaggio.

La Cina blocca le importazioni di gorgonzola, a rischio anche il taleggio (lastampa.it)

Torta al gorgonzola con miele di zagare
Ingredienti:
90 g di gorgonzola dolce
110 g di formaggio spalmabile (tipo Philadelphia)
120 g di panna fresca
130 g di zucchero
5 uova
40 g di maizena
40 g di burro
70 g di zucchero
miele di zagare q.b.
Procedimento
Passare al setaccio il gorgonzola (per evitare o ridurre i grumi). Aggiungere il formaggio spalmabile, 60 g di zucchero, la maizena, il burro, la panna e i tuorli. Mescolare ed amalgamare molto bene, fino a quando il  composto sarà cremoso.
Montare a neve ben ferma gli albumi, aggiungendo, a metà dell’operazione, 70 g di zucchero, poi amalgamare con delicatezza il composto a quello con il formaggio.
Versare il tutto in una tortiera di 24 cm di diametro, foderata con della carta forno, e cuocere a 180° C per circa 20 minuti. Abbassare poi la temperatura del forno a 160° e cuocere ancora per circa 20 minuti.
Fare raffreddare e servire con un velo di miele.

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Un libro sconosciuto è entrato nella classifica dei libri più venduti negli Stati Uniti.
Come?
Lo leggerete nell’articolo. Ma vi anticipiamo che è bastato conoscere i meccanismi dietro le quinte. Sapere che, per stilare la classifica, vengono considerate solo le vendite di alcune librerie. E così, proprio in quelle librerie, sono state ordinati grossi quantitativi del libro…
Semplice, no!
È solo una truffa o è anche lo svelamento di un meccanismo, di una costruzione cultural-sociale, con tutti i suoi limiti e punti deboli?
Facciamo un salto, grosso, ma non azzardato, arrivando fino ai riti di iniziazione. Ai riti di passaggio per diventare adulti, nelle società definite come “tradizionali”.
Da molto tempo, ormai, in antropologia culturale non si considerano più i riti di iniziazione come un  momento per tramandare le tradizioni, per trasmettere i saperi della vita adulta dai vecchi ai giovani. Al contrario, queste fasi di transizione sono una sorta di limbo. Un momento in cui le strutture sociali, l’organizzazione della quotidianità, le convinzioni e le credenze vengono viste dal di fuori, a distanza.
Nelle fasi di transizione, definite come riti di iniziazione, le nuove generazioni vedono che quanto viene loro proposto è solo uno dei tanti modi per costruire un essere umano e una società.
Si tratta di una fase di relativizzazione delle certezze, nella quale vengono svelati i meccanismi dietro le quinte. E si intuisce che tutta la stabile organizzazione sociale è solo una sorta di finzione, concordata e condivisa.
Ed è proprio così che ci sentiamo leggendo la truffa raccontata dal New York Times…
Cosa le abbiniamo? Un dolce tradizionale sloveno. Il primo dolce, così si dice, che le ragazze “in età da marito” imparavano a cucinare: un vero e proprio rito di iniziazione!
Chissà qual era la sua vera funzione? Cosa svelava?…
Buon appetito!

La truffa che ha fatto entrare un libro sconosciuto nella classifica del New York Times (ilpost.it)

Putizza (o Potica)
Ingredienti:
Per la pasta
1 kg di farina
30 g di lievito di birra fresco
3 tuorli d’uovo
300 ml di latte intero tiepido
120 g di burro
2 cucchiai di zucchero
1 cucchiaino di sale
Per il ripieno
700 g di noci
200 g di miele
50 g di zucchero
150/200 ml di latte caldo
1 uovo
Cannella q.b.
Grappa q.b.
Per decorare 
1 uovo
Zucchero a velo q.b.
Procedimento
Mettere a bagno il lievito spezzettato nel latte tiepido, con due cucchiai di farina. Lasciare riposare in un luogo tiepido per almeno mezz’ora, finché non sarà visibile la fermentazione (inizierà a fare bolle). Aggiungere tutti gli altri ingredienti, lavorando l’impasto in una impastatrice o a mano, finché non sarà liscio ed elastico. Lasciarlo lievitare, coperto da un canovaccio, in un luogo tiepido e umido, per almeno 45 minuti o fino a quando appariranno delle bolle, e la pasta si separerà facilmente dalla ciotola.
Nel frattempo, preparare il ripieno. Macinare le noci e mescolarle al latte caldo. Riscaldare il miele fino a quando non diventerà liquido e mescolarlo alle noci e al latte, aggiungendo anche zucchero e cannella. Aggiungere l’uovo e un goccio di grappa, mescolando con energia e accuratamente.
Stendere la pasta ad un’altezza di circa ½ cm di spessore, quindi cospargerla con il ripieno. Arrotolare l’impasto ben stretto e metterlo in uno stampo imburrato. Lasciare la Putizza a lievitare nuovamente per almeno un’ora. Prima della cottura, spennellare con dell’uovo sbattuto e poi infornare a 180° C per circa un’ora.
Sfornare e lasciare riposare nello stampo per almeno mezz’ora prima di sformare il dolce e di spolverarlo di zucchero a velo.

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La notizia è semplice: chiude un giornale.
È un giornale lontano, in un paese lontano.
Ma ci interessa.
Perché si tratta di libertà di espressione, di libertà delle idee.
Perché le parole sono importanti (come dice Nanni Moretti in Palombella Rossa).
Siamo in Cambogia, quindi, vi proponiamo un dolce cambogiano.

The Cambodia Daily to close after 24 years (cambodiadaily.com)

Cambodia Daily shuts with ‘dictatorship’ parting shot at prime minister Hun Sen theguardian.com

Pudding di riso e banana
Ingredienti:
1 tazza e ½ di riso integrale cotto
1 tazza di latte
1 banana media tagliata a fette
Un frutto (a scelta) tagliato a fette
¼ di tazza di acqua
2 cucchiai di miele
1 cucchiaino di cannella
½ cucchiaino di noce moscata
Procedimento
In un pentolino di medie dimensioni, mettere la banana e l’altro frutto, e poi l’acqua, il miele, la vaniglia, la cannella e la noce moscata. Portare a bollore, ridurre il calore e fare cuocere a fuoco basso per 10 minuti, o fino a quando il composto non risulti abbastanza tenero (ma non troppo). Aggiungere riso e latte e mescolare accuratamente. Portare a ebollizione e fare bollire altri 10 minuti. Servire caldo.

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Gli incroci ci piacciono, già si sa, come ci piacciono i giochi fra diverse appartenenze e provenienze. Quindi, questi dati, pubblicati sul Messaggero e riferiti alla presenza di studenti stranieri in Italia e di studenti italiani all’estero, ci stuzzicano. Pare che, dopo la quasi scontata Gran Bretagna, il secondo paese per presenza di studenti italiani sia l’inaspettata (almeno per noi) Austria.
Dall’altra parte, nella direzione opposta, gli studenti stranieri più numerosi in Italia sarebbero gli albanesi. Proviamo allora a collegare questi due paesi, Albania e Austria. Con le torte, naturalmente. E scopriamo che l’austriaco e molto mitteleuropeo Strudel deriva dalla Baklava, dolce diffuso in Turchia, Grecia, Albania ecc., ecc. Un dolce che ha, forse, origine nell’antica Mesopotamia e che ha visto l’Ungheria come anello di congiunzione fra impero ottomano, da una parte, e impero austriaco, dall’altra.
In questo passaggio attraverso l’Ungheria, la Baklava si è trasformata in Strudel.
Vi proponiamo entrambe le ricette.

Università, fuga all’estero: Londra la più gettonata (ilmessaggero.it)

Baklava
Ingredienti:
500 g di pasta fillo
200 g di noci
200 g di pistacchi
150 g di mandorle
Pistacchi tritati q.b.
150 g di burro
200 g di zucchero
2 cucchiai di succo di limone
3 cucchiai di miele
300 ml di acqua
Procedimento
Sciogliere il burro in un pentolino e lasciarlo raffreddare. Tritare i pistacchi, le noci e le mandorle insieme a due cucchiai di zucchero. Imburrare una teglia rettangolare, poi stendere un primo foglio di pasta fillo, spennellarlo con il burro fuso e mettetene sopra un secondo e un terzo sempre imburrando. Dopo il terzo strato spargere generosamente noci, mandorle e pistacchi tritati e ricominciare il procedimento. Ogni tre fogli di pasta imburrata, inserire, cioè, uno strato di noci, mandorle e pistacchi, fino a terminare con la pasta fillo. Infornare a 180° C per circa 25/30 minuti.
Preparare lo sciroppo, portando a bollore (a fuoco medio e mescolando costantemente) lo zucchero rimanente, l’acqua, il succo di limone e il miele. Una volta cotta, cospargere la baklava di sciroppo, lasciare raffreddare e servirla tagliata a rombi e ricoperta di pistacchi tritati.
N.B.: la pasta fillo si può anche preparare in casa, con farina, acqua olio e sale.

Strudel di mele
Ingredienti:
Per la pasta:
250 g di farina 00
140 ml di acqua tiepida
2 cucchiai di olio extravergine di oliva
100 g di burro morbido
1 pizzico di sale
Per il ripieno:
1 kg di mele,
70 g di mandorle tritate grossolanamente
80 g di uvetta sultanina,
140 g di pangrattato
1 cucchiaino di cannella in polvere
70 g di burro
60 g di zucchero di canna
4 cucchiai di succo di limone
La scorza di un limone non trattato
Procedimento
Mettere la farina, il pizzico di sale, l’olio e  il burro su un piano infarinato. Aggiungere l’acqua a poco a poco e impastare. Quando il composto sarà liscio e omogeneo, formare una palla, ungerla lievemente di olio, metterla su un piatto (che verrà coperto) e lasciarla riposare in un luogo fresco per un’ora. Ammollare l’uvetta sultanina per 20 minuti in acqua fredda, tagliare le mele a fettine, metterle in un recipiente e unire l’uvetta strizzata, la mandorle, il succo e la scorza di limone, lo zucchero, poco rum e la cannella. Lascare riposare per quindici minuti e poi togliere parte del succo che si è formato. Mettere il pangrattato in una padella con una noce di burro e farlo saltare per pochi minuti. Mettere la pasta su un canovaccio infarinato e stenderla con il matterello in una sfoglia molto sottile, cospargerla con il pane grattugiato. Aggiungere il ripieno, completando con noci di burro. Arrotolare lo strudel, facendo attenzione a non rompere la sfoglia, e sigillare bene tutti i lati con un pennellino intriso di acqua, in modo che il ripieno non fuoriesca. Porre lo strudel sopra una teglia ricoperta di carta forno e cuocere a 180° C per 30/40 minuti.

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Pare che nel cinema sia di moda fare interpretare da uomini e donne “bianche” personaggi che dovrebbero avere caratteristiche diverse, ad esempio tratti somatici più comuni fra gli asiatici.
Quindi fa notizia quando un attore, come nel caso della notizia che vi proponiamo, rifiuta una parte perché rifiuta questa operazione, definita “whitewashing”.
L’espressione “whitewashing” non ha niente a che vedere con lo “sciacquare i panni in Arno”, di manzoniana memoria. Quello che viene lavato via è, qui, la diversità, la varietà possibile. Varietà di lingue, approcci, consuetudini e – perché no? – anche di tratti somatici.
Rispondiamo alla notizia con una torta meticcia, in cui provenienze e tradizioni diverse non si annullano, ma si arricchiscono reciprocamente.
Vi proponiamo una ciambella “occidentale” farcita e decorata con una marmellata, molto “orientale”, la marmellata di fagioli azuki.

Actor Ed Skrein quits Hellboy after whitewashing criticism (bbc.com)

Ciambella rustica con marron glacé e farcitura di fagioli azuki
Ingredienti:
Per la marmellata di fagioli azuki:
200 g di fagioli azuki biologici
Acqua (per mettere i fagioli azuki in ammollo e per la cottura)
150 g di zucchero
Per la ciambella:
180 g di farina 00
120 g di farina di grano saraceno
3 uova
150 g di zucchero di canna
100 ml di olio di mais
Acqua q.b. (almeno 100 ml)
1 bustina di lievito
6/7 marron glacé già in pezzi
Per la bagna:
100 ml di acqua
3 cucchiai di marmellata di fagioli azuki
Procedimento
Preparare la marmellata. Mettere a bagno i fagioli azuki per tutta la notte. Sciacquarli e metterli in una pentola grande, con dell’acqua che li copra. Portare ad ebollizione e fare bollire per un minuto i fagioli, prima di scolarli. Risciacquarli brevemente sotto acqua corrente fredda e scolarli. Mettere di nuovo i fagioli in una pentola, con acqua fredda. Portare a ebollizione, poi continuare la cottura a fuoco lento. Aggiungere acqua, se necessario. Cuocere fino a quando i fagioli saranno cotti e morbidi. Scolarli, conservando una parte del liquido. Mettere di nuovo i fagioli in una pentola e cuocere a fuoco medio basso. Aggiungere lo zucchero, mescolando con un cucchiaio di legno. Se l’impasto è troppo asciutto e difficile da mescolare, aggiungere una parte del liquido conservato. Continuare a mescolare fino a quando lo zucchero sarà completamente sciolto e assorbito. A questo punto, è possibile schiacciare il composto con una spatola o forchetta, per ottenere una pasta di fagioli grossolana, oppure utilizzare un robot da cucina, per ottenere una pasta liscia. Lasciare raffreddare e conservare in un contenitore ermetico.
Preparare lo sciroppo. In un pentolino, riscaldare l’acqua, aggiungere i 3 cucchiai di marmellata e mescolare. Lasciare raffreddare.
Sbattere le uova con lo zucchero fino a che il composto diventerà gonfio e spumoso. Unire poco alla volta, e in modo alternato, solidi (farine e lievito) e liquidi (olio e acqua) e mescolare fino ad ottenere un composto liscio e omogeneo. Aggiungere i pezzetti di marron glacé e versare l’impasto in una tortiera imburrata ed infarinata. Cuocere in forno statico preriscaldato a 180° C per circa 35 minuti.
Lasciare raffreddare e tagliare in due il ciambellone. Bagnare la base con lo sciroppo di marmellata e farcire e decorare con la marmellata di fagioli azuki.

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Rifugi antiatomici, o rifugi che proteggono da disastri più o meno naturali. Moda, paura, bisogno di protezione?
Questi articoli ci parlano di una tendenza che, negli anni, permane e si amplia. Super ricchi costruiscono super rifugi.
Dobbiamo, quindi, pensare a un abbinamento con una “torta rifugio”. Con una torta che può durare, che si auto mantiene.
Una torta fatta con il lievito madre, ad esempio. Che continua a riprodursi e a fecondare.
Ma, allora, non siamo più di fronte a una torta per solitari rifugiati. Non parliamo di un dolce per persone isolate dal mondo.
Abbiamo una torta che scardina barriere e apre relazioni.
La torta del contatto.

Doomsday Prep for the Super-Rich (newyoorker.com)

The super rich are preparing for the end of the world (cnbc.com)

Where will you go when pandemonium strikes? Super-rich are buying up underground bunkers and installing panic rooms in luxury apartments to protect against revolutions or natural disasters (dailymail.co.uk)

Super-rich building luxury doomsday bunkers (cnn.com)

Lievito madre
Ingredienti:
200 g di farina (di buona qualità)
100 ml di acqua
Procedimento
Impastare la farina con l’acqua fino ad ottenere una consistenza non appiccicosa. Formare una palla e lasciarla riposare a temperatura ambiente, in un contenitore possibilmente di vetro, coperto con un telo umido, per circa 48 ore o finché non si vedrà che la pasta è lievitata. Il tempo di lievitazione dipende dal tipo di farina utilizzata, dalla temperatura dell’ambiente e dal grado di umidità.
Trascorso il tempo di lievitazione, procedere con una serie di rinfreschi.
Fare un rinfresco al giorno per 10 giorni (o, comunque, fino a quando non si sentirà più l’odore acido), aggiungendo al lievito già fatto farina della stessa qualità utilizzata per il primo impasto e in quantità pari al peso del lievito (per es. se il lievito già fatto pesa 300 g, aggiungere 300 g di farina) e acqua in quantità pari a circa il 50% del peso del lievito (per es. su 300 g di farina aggiungere 150 ml di acqua).
A questo punto il lievito è pronto per l’uso.
Una volta pronto il composto, lo si può dividere in più parti, conservarne una per preparare la torta e regalare le altre parti a qualcuno. Ogni persona che riceve la sua parte di impasto può ripetere l’operazione precedente e preparare la sua torta partendo da una parte di composto, regalando poi ad altri le parti restanti.
Per mantenere in vita il lievito, procedere con il rinfresco almeno una volta alla settimana (usando sempre lo stesso metodo descritto sopra).

Torta del contatto
Ingredienti:
1 vasetto di yogurt bianco
2 uova
170 g di zucchero
100 g di olio evo
200 g di cioccolato fondente tritato
200 g di noci tritate
2 mele
350 g di farina 00
70 g di lievito madre
2 bustine vanillina
Procedimento
Mescolare uova e zucchero, poi yogurt, farina, olio e vanillina.
Aggiungere all’impasto due mele tagliate a pezzetti piccoli, le noci tritate, il cioccolato tritato e i 70 g di lievito madre. Mescolare bene. Versare in una teglia rettangolare (24 x 28 cm) imburrata e infarinata.
Cuocere in forno già caldo a 180° C per 45 min.

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La borsa, si sa, è fatta di continui alti e bassi. Un po’ come le montagne russe.
E il rapporto fra il presidente Trump e le vorticose oscillazioni del mercato crea montagne russe al quadrato, frattali imprevedibili.
Negli ultimi tempi, però, sembra che qualcosa si sia inceppato. Sembra che i tweet del presidente lascino indifferente la borsa.
Continuerà così?
In attesa di saperlo, gustiamo un buon soufflé. Un piatto che in fatto di alti e bassi ha molto da dire…

Quando Donald «twitta» la Borsa non ci crede più: divorzio con Wall Street (corriere.it)

Soufflé al cioccolato
Ingredienti:
30 g di burro
100 g di cioccolato fondente
50 g di farina
3 dl latte
4 uova + 2 albumi
120 g di zucchero
1 stecca di vaniglia
Procedimento
Portare a ebollizione 2 dl di latte con lo zucchero e la stecca di vaniglia. Filtrarlo a fine cottura.
Tagliare a pezzi il cioccolato fondente e cuocere a bagnomaria.
Stemperare in un pentolino la farina con 1 dl di latte freddo, incorporare delicatamente il latte aromatizzato, ancora caldo, e cuocere a fuoco basso senza smettere di mescolare, fino ad ottenere una crema densa. Incorporare al composto il burro a pezzetti ed il cioccolato fuso e mescolare delicatamente. Lasciare intiepidire e poi aggiungere i tuorli, uno per volta.
Montare a neve i 6 albumi e unire due cucchiai di albumi montati a neve al composto di base, per ammorbidirlo. Incorporare il resto degli albumi, mescolando delicatamente dal basso verso l’alto.
Imburrare e cospargere di zucchero 6 stampini da soufflé, versare il composto per 3/4 dell’altezza e mettere in forno preriscaldato a 180° C per circa 25/30 minuti.
Non aprire mai il forno durante la cottura, altrimenti il soufflé si sgonfierà. Servire appena ultimata la cottura.

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Un muro che non si vede, un muro invisibile, questa è la notizia.
Un muro soprattutto sotterraneo, che verrà costruito in Israele. E l’articolo ci ricorda anche altri muri. In atto o potenziali.
Un muro che non si vede, un muro invisibile.
E che ci fa pensare, per analogia, ma soprattutto per contrasto, alla canzone L’isola che non c’è.
Vi ricordate le bellissime parole? Le riportiamo qua, dopo la notizia.
E per chiudere, passiamo a una torta…che non è una torta. Una torta cotta in padella.
Buon appetito, al di qua o aldilà del muro.

Israel’s Getting a New Wall, This One With a Twist (nytimes.com)

L’isola che non c’è
(Edoardo Bennato)

Seconda stella a destra, questo è il cammino
E poi dritto fino al mattino
Poi la strada la trovi da te
Porta all’isola che non c’è

Forse questo ti sembrerà strano
Ma la ragione ti ha un po’ preso la mano
Ed ora sei quasi convinto che
Non può esistere un’isola che non c’è

E a pensarci, che pazzia
È una favola, è solo fantasia
E chi è saggio, chi è maturo lo sa
Non può esistere nella realtà

Son d’accordo con voi, non esiste una terra
Dove non ci son santi né eroi
E se non ci son ladri, se non c’è mai la guerra
Forse è proprio l’isola che non c’è, che non c’è

(…)

E non è un’invenzione
E neanche un gioco di parole
Se ci credi ti basta, perché
Poi la strada la trovi da te

E ti prendono in giro se continui a cercarla
Ma non darti per vinto, perché
Chi ci ha già rinunciato e ti ride alle spalle
Forse è ancora più pazzo di te

Torta in padella all’albicocca 
Ingredienti:
4 albicocche
3 uova
120 g di zucchero
80 g di olio di semi di mais
125 g di yogurt (bianco o all’albicocca)
1 buccia di limone non trattato
150 g di farina 00
100 g di fecola di patate
1 bustina di lievito per dolci
per farcire:
succo di albicocca qb
confettura di albicocche qb
Procedimento
Montare le uova intere con lo zucchero, fino a renderle spumose. Continuando a mescolare, unire farina, fecola e lievito, alternandole con l’olio e lo yogurt. Mescolare bene. Tagliare a pezzetti le albicocche e aggiungerle all’impasto, insieme alla scorza di limone. Versare il composto in una padella calda (di 22 cm di diametro e con i bordi sufficientemente alti) e precedentemente imburrata. Coprire e lasciare cuocere a fiamma bassa per circa 30/40 minuti. Dopo questo tempo, controllare la cottura. Se l’impasto si è rassodato, girarlo dall’altra parte, come si fa con una frittata, e lasciarlo colorire per circa 5/10 minuti. Togliere dalla padella la torta e lasciarla raffreddare. Poi tagliarla a metà. Bagnare la base con il succo di frutta all’albicocca, distribuire la confettura e ricoprire.

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Razzismo rovesciato o razzismo “normale”, “standard”, “codificato”?
Leggete la notizia e valutate voi di cosa stiamo parlando.
Trump, il presidente degli Stati Uniti, vuole combattere i privilegi dei disagiati (in questo caso neri). Privilegi secondo lui presenti nelle procedure di ammissione alle università (degli Stati Uniti).
Nel dubbio, nella difficoltà di capire chi è privilegiato e chi no, vi proponiamo una torta bicolore. Bianca e marrone (o marrone e bianca?).

The Trump Administration Is About to Fight What It Says Is Discrimination … Against White Kids (slate.com)

Trump va all’attacco del razzismo rovesciato che s’annida nelle università (ilfoglio.it)

Torta bicolore (marmorizzata)
Ingredienti:
250 g di farina 00
3 uova
160 g di zucchero
100 ml di olio di semi
200 ml di latte
1 bustina di lievito per dolci
3 cucchiai di cacao amaro
1 bustina di vanillina
Procedimento
In una ciotola montare i tuorli con lo zucchero, fino a che diventeranno spumosi. Aggiungere la farina (lasciandone da parte due cucchiai) mescolata allo lievito, alternandola con l’olio e il latte. Mescolare bene. Montare a neve ben ferma gli albumi ed aggiungerli all’impasto, mescolando dal basso in alto.
Dividere in due il composto, aggiungendo a una parte la vanillina e i due cucchiai di farina rimasti e all’altra parte il cacao. Mescolare con attenzione dal basso in alto.
In una teglia di 24 cm di diametro, imburrata e infarinata, versare i due composti, alternandoli in modo irregolare.
Infornare in forno statico già caldo e cuocere a 180°C per circa 35/40 minuti.

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Dopo avere parlato di carenza idrica, di allarme per le sorti di un grande lago, parlare di caffè può sembrare futile. Si tratta di un bene voluttuario, anche se considerato indispensabile nella nostra quotidianità. Anche se, forse, ci allunga la vita.
Partiamo da una riduzione generalizzata nella produzione di caffè, per arrivare in Yemen. Un paese lontano. Lontano nontanto, o non solo, nella distanza geografica, ma nella considerazione e nell’immaginario. Il paese delle mille e una notte pasoliniane.
Un luogo in cui, negli ultimi decenni, il qat ha preso molto dello spazio coltivabile prima dedicato al caffè. Il qat è un’erba, con un effetto eccitante, che riduce il bisogno di cibo e di sonno. Un effetto utile per le fatiche delle montagne che formano il nord di questo bellissimo paese. Ma è soprattutto una droga, che acquieta e stordisce. Una droga maschile, che viene somministrata alle donne solo quando i loro uomini richiedono una prestazione sessuale.
Parliamo, in realtà, ancora, soprattutto di cambiamenti climatici, di paesi in emergenza.
Lo Yemen è un paese in emergenza idrica e alimentare, oltre che un paese in guerra. Le epidemie in corso sono la via finale comune di questi due fattori.
Qui vi proponiamo alcuni articoli, che ampliano e approfondiscono tutti questi temi.
E la torta? Non può che essere una torta al caffè.

Cambiamenti climatici: produzione caffè, possibile calo 50% entro 2050 (greenstyle.it)

Caffè yemenita: shatter o qisher (amicidelcaffe.it)

Il caffè dello Yemen (fratellocibo.blogspot.it)

Caffè o qat: qui si gioca lo sviluppo dello Yemen (amicidelcaffe.it)

Wake up and smell the coffee: an extra cup makes you live longer (thetimes.co.uk)

Yemen crisis: Who is fighting whom? (bbc.com)

Yemen cholera cases pass 300,000 as outbreak spirals – ICRC (bbc.com)

Chiffon cake al caffè
Ingredienti:
300 g di farina 00
220 g di zucchero + 2 cucchiaini
120 g di olio di semi
100 g di caffè freddo
2 cucchiaini di caffè solubile
80 g di acqua tiepida
4 uova intere
3 albumi
1 bustina di cremor tartaro
1 bustina di lievito per dolci
Procedimento
Preparare il caffè, lasciarlo raffreddare e zuccherarlo con 2 cucchiaini di zucchero.
Mescolare farina, caffè solubile, zucchero e lievito. Aggiungere il caffè, l’acqua, l’olio e mescolare con energia, unendo, uno alla volta, i tuorli.
Montare a neve fermissima tutti gli albumi, con il cremor tartaro, e poi unirli al composto, mescolando dal basso verso l’alto.
Versare il composto in uno stampo alto, da ciambellone, imburrato e infarinato. Cuocere in forno statico preriscaldato a 170° C per circa 50 minuti. Verificare la cottura con uno stecchino.

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